|
Trieste, 22 luglio 2004
ATTIVITĄ DEGLI ESULI: FINANZIAMENTI FINO AL 2006
Approvato
dalla Commissione Esteri del Senato l'atteso rifinanziamento per altri
tre anni delle leggi 72 e 73 del 2001, che stanziano rispettivamente i
fondi per le attività culturali degli esuli e quelli a sostegno
della minoranza italiana in Slovenia e Croazia.
Le Associazioni degli Esuli potranno contare su 4 milioni e 650 mila Euro
nel triennio 2004/2006, alla minoranza sono stati destinati 13 milioni
e 950 mila Euro con un taglio di un milione di euro in tre anni.
Ma il dibattito al Senato ha fornito anche ulteriori spunti di riflessione
sul futuro delle tematiche riguardanti il mondo degli esuli
Nel preambolo Pellicini ha parlato di storia soffermandosi sulle vicende
del Confine Orientale.
"Il risultato di tale politica ha sottolineato - fu l'espulsione
quasi integrale degli italiani dai territori passati sotto il controllo
jugoslavo. Circa 350 mila abbandonarono quei territori per recarsi in
Italia o in altri Stati. Premesso il quadro storico di massima, affermare
il disegno di legge in esame contribuisce a fare giustizia per quei gruppi
di persone, quelle associazioni e quelle famiglie di italiani presenti
in quei territori che non hanno mai ricevuto tutela, vivendo in prima
persona una tragedia che si è consumata nel silenzio dell'Italia
politica e istituzionale".
Per il senatore Bordon (Mar-DL-U), appoggiato anche da Budin (DS-U), è
impellente la tutela degli esuli ed il sostegno in favore della minoranza
italiana in Slovenia e Croazia. Il suo auspicio è che si arrivi
ad "un disegno di legge che appresti risorse e disciplina capace
di far fronte alla imprescindibile necessità di rinforzare il legame
con le comunità italiane che vivono nel territorio sloveno e croato".
Il sottosegretario Antonione ha voluto ribadire l'urgenza dell'approvazione
del provvedimento svolgendo alcuni brevi rilievi sulla questione dei beni
perduti o abbandonati dagli esuli, aggiungendo un elemento nuovo al dibattito
in corso tra Italia, Slovenia e Croazia. Egli rileva infatti che "la
questione va disgiunta a seconda che tali beni siano stati perduti dagli
esuli o, viceversa, da questi abbandonati volontariamente. Nel primo caso
si tratta di riconoscere un debito che l'Italia ha verso queste comunità
di persone, dal momento che, con l'alienazione di tali beni, si è
provveduto molti anni fa a far fronte ai debiti di riparazione seguiti
alla conclusione del secondo conflitto mondiale. Nel secondo caso, invece,
la questione si profila ben più delicata - così nel suo
intervento -, coinvolgendo complessi risvolti giuridici e di relazioni
bilaterali specialmente con la controparte croata, peraltro dimostratasi
recentemente più aperta a risolvere una vertenza ormai pluridecennale.
In questo contesto ha concluso Roberto Antonione - i positivi riscontri
provenienti dall'ultimo Consiglio europeo sul processo di integrazione
della Croazia nell'Unione europea, potranno senz'altro risultare favorevoli
alla soluzione delle controversie sul punto".
|