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Adesione della Croazia all'UE: dibattito nelle associazioni degli esuli
28 luglio 2004

 

Trieste, 28 luglio 2004

ADESIONE DELLA CROAZIA ALL'UE: DIBATTITO NELLE ASSOCIAZIONI DEGLI ESULI

L'Unione degli Istriani e il Libero Comune di Pola in Esilio hanno diramato ieri un Comunicato congiunto intitolato "I beni degli Esuli e la Croazia in Europa" nel quale esprimono le proprie posizioni in merito, chiamando in causa l'opera della Federazione. Immediata la risposta del presidente Guido Brazzoduro.
Pubblichiamo qui di seguito i due testi pervenuti
.

Unione degli istriani e Libero Comune di Pola

La risposta del Presidente della Federazione, Guido Brazzoduro

 

Interventi correlati (in ordine cronologico) tratti dal sito www.arcipelagoadriatico.it:
- on. Lucio Toth
- Franco Luxardo
- Gian Paolo Sardos Albertini
- Delbello e Mazzaroli












UNIONE DEGLI ISTRIANI E LIBERO COMUNE DI POLA:

"Nei giorni scorsi il Senato ha ratificato in via definitiva da parte italiana, il Patto di stabilizzazione con la Croazia che consente a Zagabria di accedere all'Unione Europea, senza tenere conto del contenzioso tuttora esistente in merito alla restituzione dei beni sottratti dal regime comunista agli istriani, fiumani e dalmati che furono costretti a lasciare le loro terre.
A tale proposito, l'Unione degli Istriani ed il Libero Comune di Pola in Esilio ritengono che anche l'attuale maggioranza di centrodestra abbia così consumato un ulteriore tradimento nei confronti degli Esuli, così come quella di centrosinistra aveva a suo tempo perpetrato, approvando senza condizioni l'adesione della Slovenia.
L'Unione degli Istriani ed il Libero Comune d Pola in Esilio sono convinti che la questione della restituzione dei beni sia un fatto politico e che, pertanto, il Governo italiano doveva affrontare il problema direttamente e risolverlo con quello croato, senza demandarlo alla Commissione mista che è invece un organo tecnico senza alcun potere decisionale. Tale convincimento era stato espresso dal rappresentante dell'Unione nella Federazione, ma pur essendo condivise da altri non venne fatto proprio dalla Federazione. Essa ha invece puntato sulla ripresa dei lavori della citata Commissione mista italo/croata, confidando su una improbabile rimozione croata della discriminazione nei confronti degli italiani nella legge sulla denazionalizzazione.
Purtroppo ci sono segnali che fanno presagire risultati del tutto negativi per gli esuli. Intanto si può già rilevare che, con l'avvenuta ratifica del trattato di associazione della Croazia all'Unione Europea, il Governo italiano ha mancato alle promesse fatte alla Federazione degli Esuli nella riunione del 24 marzo scorso.
Non hanno, infatti, trovato realizzazione neanche le condizioni poste dagli Esuli per dare il proprio assenso all'entrata della Croazia nell'Ue.
Il Governo di Zagabria non ha bloccato le vendite di beni immobili a privati in attesa di definire la restituibilità dei beni; non sono state riviste le normative per i cimiteri, prevedendo la restituzione delle tombe agli intestatari originari italiani; non è stato stipulato alcun accordo per il riconoscimento ai fini pensionistici di attività lavorativa prestata o detenzione di cittadini italiani nel dopoguerra.
D'altra parte, mentre si procede con inaccettabile ed ingiustificata lentezza alla liquidazione degli acconti previsti dalla Legge 137/2001, non c'è stato il concreto impegno del Governo italiano a varare una legge per il definitivo indennizzo con la revisione dei coefficienti sinora applicati; non è stato ancora stanziato il finanziamento di circa cinque milioni di euro per la realizzazione a Trieste del Museo Istriano Fiumano e Dalmato.
Nel frattempo sono state rinnovate le Leggi 72 e 73 la cui applicazione è irta di difficoltà burocratiche e di lungaggini incomprensibili.
Si deve quindi, concludere da parte degli Esuli, che sono state ancora una volta tradite le loro aspettative, dando l'assenso all'ingresso nell'Unione Europea di un Paese che non rispetta i principi fondanti della sua stessa costituzione. Soprattutto si è mancato alla promessa di risolvere, sul piano nazionale ed internazionale, i problemi esistenti e qui segnalati, prima di votare in Parlamento il via libera alla Croazia.
Cosa può fare ora la Federazione degli Esuli? Le alternative secondo noi sono soltanto due:
la più facile è quella che gli attuali dirigenti della Federazione, diano le dimissioni e lascino ad altri l'incarico, con la speranza che i nuovi dirigenti siano più fortunati e più abili nel curare gli interessi degli Esuli.
La seconda, di maggiore impegno, è quella di uscire dal limbo equivoco nel quale la Federazione è stata spinta, dl liberarsi dalle inutili ed inefficaci "protezioni". Chiedere quindi direttamente al Capo del Governo italiano di essere ascoltati per concordare la strategia adatta per uscire dalla situazione in cui le questioni tuttora irrisolte degli Esuli si trovano.
Si è convinti che, per quanto in particolare riguarda la questione dei beni, soltanto una trattativa diretta Berlusconi/Sanader possa a questo punto risultare risolutiva in considerazione dei rapporti anche personali dei due Capi di governo.
Gli Organi direttivi delle Associazioni firmatarie, hanno dato mandato ai propri rappresentanti nella Federazione di intraprendere tutte le iniziative utili per uscire dall'attuale negativa situazione.
Infine, viene auspicato che le Associazioni degli Esuli sappiano trovare la coesione e la forza per uscire dall'attuale congiuntura, anche con l'aiuto di tutte le forze politiche, per evitare agli Esuli le delusioni, le amarezze ed i danni di una nuova Osimo".

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LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE, GUIDO BRAZZODURO
:
"E' con amarezza che si deve constatare quanto disattenti e politicamente impreparati siano alcuni esponenti delle Associazioni federate, che, ritenendo la propria visione delle cose l'unica giusta, vogliono farla prevalere a colpi di comunicati stampa.
Premesso che nessuno di noi è né infallibile né inamovibile, ma, nell'ambito del volontariato che assolve, esprime ed interpreta un mandato ricevuto dalle associazioni e dagli associati, occorre ribadire come nell'occasione citata nel comunicato, la maggioranza dell'esecutivo federale - interprete del mandato del Consiglio - abbia ritenuto _ credibile quanto sostenuto dagli interlocutori politici e tecnici ministeriali e quindi abbia scelto la via del negoziato tecnico.
Ciò vale ancor più quando alcune dichiarazioni, attribuite dai mezzi di comunicazione ad esponenti politici italiani, non riflettono la linea che il Ministero degli Affari Esteri, con impegno scritto, persegue. D'altro canto nessuno ci ha mai assicurato preclusioni all'associazione della Croazia all'Europa legandola al problema dei beni degli esuli, ma sono stati posti su un piatto composito più problemi aperti tra i due Paesi.
In questo scenario di dichiarata disponibilità a trattare il nostro problema da entrambe le parti non pare il momento giusto per "sparare nel mucchio" come i firmatari del comunicato del 27 c.m. vorrebbero fare. E non possono certo dire, come affermano in chiusura, che siano convinti che il loro operare risponda all'auspicio che "le associazioni degli esuli sappiano trovare la coesione e la forza per uscire dall'attuale congiuntura".
La loro posizione sarebbe possibile unicamente quando tutti ritenessero chiusa ogni possibile soluzione in qualche misura favorevole, precludendoci qualsiasi interlocutore, contro cui venga presa la loro posizione. Riteniamo che degli spazi per trattare ci siano ancora ed in tal senso ci muoviamo, pronti a spiegare e riproporre i problemi nelle sedi federali, possibili come tempi e modi, senza illuderci che proclami sulla stampa possano condizionare o modificare scelte comuni".

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