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In un libro gli anni di Endrigo a Pola
10 agosto 2004

 

Trieste, 10 agosto 2004

IN UN LIBRO GLI ANNI DI ENDRIGO A POLA

Sergio Endrigo, 71 anni, dopo il primo libro, "Quanto mi dai se mi sparo", fresco di ristampa, ha ora intenzione di dare spazio alla sua vena narrativa con un secondo romanzo, intitolato "L'educazione di Boris Faraguna" e ambientato a Pola negli ultimi anni della Seconda Guerra mondiale. Un ritorno alle radici istriane e all'epoca tumultuosa della pubertà.
Il ragazzo non è proprio lui, anche se c'è molto della sua esperienza. Ha cercato di mettere insieme le cose che i ragazzini all'epoca sentivano dire dai grandi. "Loro pensavano che non capissimo nulla - racconta Endrigo -, ma in realtà ascoltavamo attentamente, e ci facevamo un'idea nostra di ciò che accadeva intorno a noi".
Sarà il racconto d'un periodo vissuto intensamente dal protagonista, cioè l'adolescenza. Una storia dove si parla di guerra, di scoperta del sesso, d'esperienze esistenziali forti. E sullo sfondo la sua vita dai dieci ai quattordici anni a Pola.
"Eravamo tutti molto poveri, all'epoca - ricorda -. Vivevamo nel centro di Pola, all'ultimo piano di un vecchio palazzo. Uno degli episodi più divertenti che ricordo è il mio arruolamento, all'età di dodici anni, nella Decima Mas. In seconda media feci domanda per entrare nella flottiglia militare, che per me era una leggenda. Un giorno, mentre stavo giocando con i soldatini in soffitta, qualcuno bussò alla porta di casa. Era un maresciallo che, constatata la mia giovane età, si mise le mani nei capelli. Ebbi la soddisfazione, però, di diventare una specie di mascotte del corpo speciale della Regia Marina. Un passato che ha comportato delle conseguenze: negli anni Sessanta, quando acquistai fama di cantautore "di sinistra", qualche buontempone pensò di tacciarmi d'incoerenza, impugnando alcune vecchie foto ritratto di un dodicenne in camicia bruna".
Esule con la sua famiglia, andò ad abitare a Venezia, dove cominciò la sua storia di musicista e cantante. Al Teatro Malibran fu notato da un noto fisarmonicista, che lo volle con sé al Roxy Bar, da dove mosse i primi timidi passi.




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