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Esecutivo ANVGD: “equo indennizzo ancora irrisolto”
16 luglio 2004

 

Trieste, 16 luglio 2004

ESECUTIVO ANVGD: “EQUO INDENNIZZO ANCORA IRRISOLTO”


L’Esecutivo dell’ANVGD, riunito ieri a Venezia per esaminare la situazione politica in relazione ai problemi non risolti riguardanti i rapporti con Slovenia e Croazia e i diritti degli Esuli per i beni espropriati dall’ex regime comunista jugoslavo, registra il grave disappunto e la viva preoccupazione del mondo degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, qualora il Parlamento italiano dovesse dare il via libero definitivo all’adesione della Croazia all’Unione Europea senza che la trattativa bilaterale attualmente in corso, per la restituzione dei beni degli Esuli italiani, sia stata conclusa o abbia raggiunto qualche risultato favorevole.
Tale prospettiva è tanto più inquietante e deludente – ha affermato a conclusione dell’incontro, l’on. Lucio Toth, presidente dell’ANVGD - se si pensa che il Governo e il Parlamento nulla hanno previsto per risolvere definitivamente sul lato interno il problema di un equo indennizzo di tali beni da parte dello Stato italiano, malgrado il carattere di diritto soggettivo di tale aspettativa, riconosciuto costantemente dall’ordinamento italiano e dai nostri governi.


RESTITUZIONE DEI BENI, A TUTTI GLI ITALIANI – ON. LUCIO TOTH
Due avvenimenti, l’incontro dei ministri Zuzul e Frattini a Zagabria e la ratifica a Roma dell’Accordo Croato di Stabilizzazione ed Associazione all’Unione Europea, hanno focalizzato l’attenzione dei media sulle posizioni assunte dai massimi rappresentanti degli Esuli.
Il quotidiano di Spalato “Slobodna Dalmacija”, ha dedicato ampio spazio, il 9 luglio 2004, ad un’intervista all’on. Lucio Toth del giornalista Selimovic, che qui pubblichiamo tradotta in italiano, perché offre una chiara visione delle posizioni delle Associazioni in merito alle tematiche che sono alla base del loro impegno di sempre.
 

Come giudica l’incontro Zuzul-Frattini, connesso con la questione degli esuli?
“Il Ministro croato ha dichiarato di adoperarsi per una sollecita ed equa soluzione. Messaggio che tanto la nostra diplomazia quanto noialtri esuli abbiamo accolto con grande soddisfazione”.

Possiede informazioni dettagliate circa le promesse fatte da Zuzul alla parte italiana?
“I dettagli non sono stati affrontati per il semplice motivo che esiste una Commissione mista, la quale operativamente e tecnicamente si occupa della questione.
I Ministri, evidentemente, non hanno voluto influenzare i lavori della Commissione. Commissione che li ha iniziati nel 2002 e la quale, tuttavia, ha subìto delle variazioni nei quadri. In testa alla delegazione italiana si trova oggi l’Ambasciatore Caracciolo, mentre quella croata è capeggiata dal Segretario di Stato del Ministero degli Affari esteri.
Il che porta a ritenere che questo problema è molto importante per la Croazia.
E’ stato concordato che la commissione avrebbe ripreso le sedute ai primi di settembre, continuando nei lavori”.

Che cosa, concretamente, si aspetta dalle decisioni ulteriori sulla questione dei beni degli esuli?
“Prima di tutto, che nei nostri confronti sia eliminata ogni discriminazione circa il diritto alla restituzione”.

Crede che Zuzul lo abbia promesso a Frattini?
“Devo rilevare che, proprio in riferimento a quest’aspetto, va registrata una dichiarazione del Ministro Zuzul, rilasciata dopo l’incontro, che i media italiani hanno divulgato e che a noi esuli non è piaciuta.
Ignoro se il Ministro croato l’abbia proferita anche nel corso dell’incontro stesso, vero èche è stata diffusa.
Stando alla dichiarazione, in altre parole, la Croazia acconsentirebbe di discutere solo degli Italiani esuli che non furono optanti, cioè di quei soggetti che persero la cittadinanza non per via dell’opzione, come prevedeva il Trattato di Pace coll’Italia del 1947, ma perché lasciarono il territorio in anni successivi perdendo la cittadinanza jugoslava avendo accettato quella italiana.
Posizione rigida e discriminante anche del precedente Governo croato, che noi esuli non abbiamo mai accettato e nemmeno il Governo italiano.
Non abbiamo, quindi, gradito l’affermazione con la quale Zuzul, dopo l’incontro, ha ribadito la detta posizione.
La quale, ne abbiamo avuto conferma, non è apparsa inserirsi nello spirito che ha intriso le conversazioni durante l’incontro.
Nella riunione non furono anticipate soluzioni di sorta, ma si esaminò principalmente la necessità della continuazione dei lavori della Commissione mista”.

Che cosa garantisce il Governo italiano a voi esuli? Su che cosa insisterà nel corso delle trattative con la Croazia?
“La posizione ufficiale italiana è riportata nella lettera che il Ministro Frattini mi inoltrò nel novembre dell’anno scorso, quando si tenne il congresso della nostra Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
Posizione che, ad oggi, non è mutata.
Essa è chiarissima e si fonda su due principi.
Primo, obbligo da parte croata ad applicare in pieno, nel processo di denazionalizzazione, il principio europeo della non-discriminazione degli ex proprietari in base all’elemento nazionale.
Secondo, che venga stabilita la categoria di esuli non regolata dagli accordi internazionali stipulati fra l’Italia e l’ex Jugoslavia.
E dunque, il caposaldo più rilevante è che, nella restituzione dei beni espropriati, non vi siano, in ordine agli ex proprietari, discriminazioni etniche, importando la pregiudiziale una totale contraddizione coi principi europei.
Questa è la posizione del Governo italiano e di noi esuli.
La parte croata propugna il criterio del “pacta sunt servanda”: le questioni, cioè, originate dagli accordi internazionali sottoscritti non debbono essere riaperte.
Circostanza che il Ministro Zuzul ha riconfermata”.

Non si escludono vicendevolmente le posizioni negoziali dei due Stati?
“Si, si tratta di due diversi atteggiamenti.
Quanto alla massima “Pacta sunt servanda”, la parte italiana si attende un gesto di amicizia dalla Croazia, la sua disponibilità affinché questi problemi siano risolti in un’ottica europea, in un nuovo spirito europeo.
Ci attendiamo dalla Croazia che, nell’attuale contesto europeo, superi l’esclusivismo nell’adozione della massima “Pacta sunt servanda”.
Né d’altronde, tutti gli accordi firmati sono rispettati da parte dell’ex Jugoslavia, la Commissione italiana avendo accertato numerosi esempi che testimoniano della violazione di molte norme delle intese bilaterali esistenti.
Epperò, l’Italia non desidera attizzare polemiche sull’inadempimento di obbligazioni da parte dell’ex Jugoslavia, nei decenni trascorsi.
Crediamo che, nell’attuale prospettiva europea, l’insistenza cieca sul “pacta sunt servanda” dei tempi della Jugoslavia socialista e dell’Italia del dopoguerra, da parte di un Paese che aspira all’ingresso nell’UE, non abbia più senso. Ha effettivamente senso, invece, il rifuggire da quale che sia discriminazione nei rapporti fra i due Stati amici”.

I media italiani hanno recentemente riportato la sua dichiarazione che recita: “la soluzione che esclude gli optanti non configura, per noi, alcuna soluzione”.
“Vero, ripeto e riconfermo il punto di vista”.

Come si risolverà il problema dei 35 milioni di dollari, che la Croazia desidera versare e per i quali l’Italia non vuole comunicare il conto sul quale accreditarli?
“Se si perverrà ad una pattuizione sui nostri beni abbandonati, in base ai principi che Le ho indicati, la questione dei 35 milioni di dollari si rivelerà superflua”.

La ratifica dell’ASA croato è stata finalmente approvata dal Parlamento Italiano. Perché fu bloccata nel marzo scorso ed ora no?
“Penso che l’incontro tra il Ministro degli Affari Esteri Croato con quello Italiano del 16 giugno scorso abbia rimosso gli impedimenti che sussistevano da parte italiana.
Nel marzo scorso, noi esuli facemmo pressioni sul nostro Governo affinché procrastinasse la ratifica sin tanto che la parte croata non si fosse atteggiata, apertamente, in modo europeo con riguardo alla soluzione del problema in discorso”.




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