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Trieste, 5 febbraio 2005
GLI ESULI GIULIANO-DALMATI NEL GIORNO DEL RICORDO – LUCIO TOTH
L’on. Lucio Toth, Presidente dell’ANVGD, rispondendo alle numerose sollecitazioni dei Comitati sparsi in tutta Italia, in merito alle manifestazioni per il 10 Febbraio, Giornata del Ricordo, ha diramato il Comunicato stampa che pubblichiamo qui di seguito.
Comunicato stampa
Per noi Esuli il Giorno del Ricordo istituito con la Legge 92/2004 ha quattro finalità essenziali:
| 1. |
Riaffermare l’italianità storica delle nostre terre d’origine: l’Istria, il Quarnero e la Dalmazia, regioni di frontiera con altre culture, che avevano saputo convivere pacificamente per secoli. |
| 2. |
Onorare i nostri sacrifici e l’eroismo di tutti gli italiani per difendere questa nostra identità nazionale, latina e veneta, e ricordare gli eccidi delle Foibe, le persecuzioni patite sotto le occupazioni straniere e l’Esodo di 350.000 italiani dalla terra natale tra il 1944 e il 1954. |
| 3. |
Rivendicare il nostro diritto di far parte della memoria condivisa della Nazione e costruire intorno alle nostre vicende una memoria comune senza differenze di idee politiche o di fede religiosa. |
| 4. |
Lanciare un monito all’Europa e a tutti i popoli per la salvaguardia delle diversità territoriali e il rispetto dei diritti delle minoranze etniche, linguistiche e religiose, a vivere nella propria terra in pace con le altre componenti, senza doversi piegare ai diktat di Stati nazionalisti o totalitari, a cominciare dai nostri fratelli che risiedono nelle nostre terre d’origine. |
Spetta a tutti gli italiani di buona volontà dare a questa ricorrenza un contenuto di memoria comune perché non divenga occasione di strumentalizzazioni di parte, in un senso o nell’altro.
Tanto per fare esempi: per ribadire da un lato un’antica appartenenza delle nostre tematiche alla cultura di destra o per affermare dall’altro la riconquista del nostro territorio consensuale da parte della cultura di sinistra: non deploriamo né l’una né l’altra tendenza, grati che qualcuno si ricordi di noi, anche se per finalità politiche comprensibili in una dialettica democratica.
Ma dobbiamo impedire di essere espropriati di una memoria che appartiene all’Italia intera e a noi soprattutto, gente dell’esilio italiano dalle sponde orientali adriatiche.
E portare questa memoria anche nei libri di storia, che continuano a ignorarla.
Dopo la tragedia delle Foibe e dell’Esodo, l’esperienza più amara e demoralizzante — scrive l’ex Presidente dell’ANVGD on. Paolo Barbi fu un «atteggiamento generale di rimozione della questione adriatica».
«Non era più l’ostilità della fazione comunista degli anni ‘40.
Era, per noi, qualcosa di peggio:la freddezza, l’indifferenza la scomparsa della solidarietà di tutta la comunità nazionale.
L’Italia libera e democratica per cui avevamo sacrificato tutto sembrava volerci ignorare, cancellare.
Fino al punto da farci scomparire dai libri di storia delle scuole, dalla toponomastica turistica e persino dai nostri certificati di identità».
Oggi evidentemente c’è una ricerca di verità e anche di identità nazionale, pur nello spirito della nuova Europa.
E per questo commuove la consapevolezza di un piccolo popolo che, lasciato in balìa della storia, ha sofferto per amore di una patria che in quel momento non c’era più.
Roma, 1° febbraio 2005
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