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A Trieste “intense”giornate del Ricordo
10 febbraio 2005

 

Trieste, 10 febbraio 2005

A TRIESTE “INTENSE”GIORNATE DEL RICORDO



Il 10 Febbraio a Trieste, una Giornata del Ricordo vissuta con tanta emozione, gridata, fischiata, applaudita, un rincorrersi di sensazioni altalenanti tra la solennità del momento e il desiderio di catarsi dopo tanti anni di silenzio.
Già a partire dalla mattinata del 9 febbraio, con la proiezione, presso la Scuola Galileo Galilei di via Rossetti, di un filmato con immagini e commenti della settimana Incom, un reperto storico, datato, che ha commosso più che spiegare ai giovani la realtà dell’esodo e la verità delle foibe.
Apprezzato per tanto l’intervento pacato, equidistante, di un giornalista come Toni Capuozzo, un veterano dei territori di guerra che ha modo di guardare direttamente negli occhi le tragedie provocate dall’odio etnico, dalle contrapposizioni, dai nuovi odi nazionali che governano il mondo.
Eppure, di fronte a tanta tragedia, il suo racconto appare lucido, propositivo.
Svela, durante l’intervento – mentre la sala si riempie di decine di esuli giuliano-dalmati provenienti dall’Australia, il Sudafrica, le Americhe – di aver scoperto, già adulto, che sua madre (triestina) e suo padre (napoletano) avevano vissuto per un periodo a Fiume (nella soffitta di casa conservano ancora un baule da esuli con una via della città quarnerina) e che sua madre si considera parte di quella città che ha dovuto abbandonare.
Da qui il suo appello a non perdere la ricchezza di questa memoria, che è la reale storia dell’esodo.
I giovani presenti in sala lo applaudono perché chiedono di poter capire le ragioni dell’esodo che i libri non raccontano, e che le famiglie tacciono.
Nel pomeriggio, all’auditorium del Revoltella, l’incontro con i Tedeschi dei Sudeti che si fanno promotori della richiesta di una Giornata del Ricordo europea.
Seguono alcune ore di dibattito sui beni abbandonati, gli indennizzi, un faccia a faccia tra due parlamentari regionali, Roberto Menia (AN) e Ettore Rosato (DS) che promettono di continuare la battaglia affinché giustizia venga fatta.
Ma dalla loro analisi, affiancata da quella di Silvio Delbello (sulla legge che dovrebbe estendere il diritto alla cittadinanza) e di Renzo Codarin (sullo stato delle pratiche d’indennizzo), si avverte la difficoltà di abbinare le legittime richieste degli esuli alle possibilità economiche di un Paese che mantiene determinate priorità tra le quali non figurano, come si vorrebbe da anni, l’equo e definitivo indennizzo.
Le testimonianze dei giuliano-dalmati dei lontani continenti svelano l’assurdità di alcuni atteggiamenti della burocrazia italiana nei confronti della loro nazionalità (sono considerati jugoslavi).
Chiedono di essere riconosciuti italiani a tutti gli effetti loro che sono esuli, i loro figli e nipoti e anche i loro morti “perché possano finalmente riposare in pace”.

 

Piazza Unità e Teatro Verdi
Una splendida giornata di sole, pubblico, autorità, l’arma, schierati in Piazza Unità per l’alzabandiera, poi la cerimonia con gli interventi degli alti esponenti di Governo e delle amministrazioni locali al Teatro “Giuseppe Verdi”. Ci sono l’on. Gianfranco Fini, l’on. Mirko Tremaglia, il Presidente del FVG Riccardo Illy, il Presidente della Provincia Fabio Scoccimarro, il Vice Sindaco di Trieste Paris Lippi.
Una memoria condivisa, aveva chiesto il presidente della Repubblica, nel suo messaggio per la giornata del ricordo delle foibe.
Ma la polemica innescata da tempo a Trieste, conferma una dicotomia che non è solo del mondo degli esuli.
Il ministro Mirko Tremaglia, fedele a due Repubbliche, ne offre un’interpretazione personale: «Sono d'accordo: i tempi sono maturi per un grande gesto di riconciliazione internazionale.
Ci deve essere, ma prima bisogna ricordarsi e condannare tutti i carnefici e il primo da condannare è Togliatti che è stato un carnefice, anzi il carnefice numero uno». Riscrivere la storia, magari rovesciarla.
Il presidente del Friuli Riccardo Illy, viene fischiato prima ancora di iniziare il suo intervento nel quale sottolinea la necessità di una «memoria della verità, di tutta la verità, senza zone d'ombra», annuncia l’impegno della regione per la realizzazione del Museo della cultura istriana a “Trieste capitale morale dell’esodo” e saluta i giuliano-dalmati provenienti da tutti i continenti che la regione considera parte integrante della propria realtà. A conclusione del suo discorso scatta un applauso composto e convinto.
Quando il ministro degli esteri Gianfranco Fini, ricorda che “gli amici croati” hanno chiesto di entrare in Europa. “Gli slavi restano sempre slavi”, gridano dai palchi e si ricomincia con i fischi.
“La Croazia verrà annessa all'Europa se collaborerà con il Tribunale dell'Aja per smascherare i criminali di guerra” – spiega il ministro e aggiunge: “Aiutiamo quei popoli a liberarsi dai demoni del passato. L'Italia adesso ne è fuori”.
Ma Trieste non ne è convinta.
Allora il ministro sottolinea con forza la necessità di guardare avanti, di superare i momenti di odio e di rancore che hanno caratterizzato il passato.
"Non esiste infatti - ribadisce - una verità di destra e una di sinistra. Esiste la verità. L’esodo è stato un elemento di disturbo per la realtà politica italiana nel dopoguerra, quando un popolo intero non sapeva se la guerra l’aveva vinta o l’aveva persa. L’Italia era diventata Paese, aveva smarrito il significato di Patria".
Oggi è importante che di queste vicende sappiano i ragazzi nelle scuole.
La mattinata a Trieste ha visto anche gli interventi di Paris Lippi, Fabio Scoccimarro e Renzo de’ Vidovich.
Quest’ultimo ha letto un testo a nome delle associazioni degli esuli di Trieste.
Sono seguite le testimonianze dei giuliano-dalmati dei Club e dei Circoli provenienti dagli altri continenti.
Ognuno una vicenda dell’esodo, toccante, da raccontare, con tanti particolari sulle peripezie per lasciare il paese di provenienza, chi a piedi per attraversare il confine, chi scegliendo di passare l’Adriatico remando.
Poi l’esperienza dei campi profughi, poi ancora la migrazione verso destinazioni lontane, la difficoltà di imparare una lingua nuova e nuove abitudini senza mai dimenticare la propria storia.
Il concerto e la messa hanno chiuso la giornata, intensa, piena di spunti di riflessione, densa di emozioni che hanno segnato questo Ricordo 2005.





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