|
Trieste, 10 febbraio 2005
RENZO CODARIN, DA FIRENZE, COMMENTA GLI ECHI DELLA MANIFESTAZIONE TRIESTINA
176 manifestazioni, in 84 località, 50 delle quali con la presenza di dirigenti dell’ANVGD. Renzo Codarin, Presidente del Comitato di Trieste e Vice Presidente nazionale, il 10 Febbraio si è rivolto al pubblico di Firenze, in una sala gremita di pubblico.
Prima dell’inizio dell’incontro fiorentino, apprese le notizie sullo svolgimento della manifestazione triestina, Codarin ha commentato con amarezza i fischi agli alti rappresentanti del Governo e della Regione, sottolineando che “è un fatto riconosciuto ed un motivo d’orgoglio la civiltà delle genti istriane, fiumane e dalmate – ha ribadito – che li ha portati ad affermarsi ovunque nel mondo.
Questi atteggiamenti, che l’ANVGD non condivide, sono frutto comunque di emozioni e di amarezze per troppo tempo compresse, difficili da controllare. Si profila quindi una sfida, quella di creare un’atmosfera positiva per dare un senso all’impegno futuro nei rapporti con la realtà nazionale ed europea”.
Alla promulgazione delle legge – ha sottolineato Codarin nel suo intervento a Firenze -, sono stati immediati gli entusiasmi e la soddisfazione di singoli e associazioni che sono riuscite a raggiungere un traguardo tanto atteso.
Inevitabile il dibattito sul dopo: conquistati i diritti, ora si pone la questione delle responsabilità.
Legittimo quindi chiedersi – ha affermato il Vice Presidente ANGVD nazionale - che cosa deve e vuole diventare la Giornata del Ricordo per tutti noi?
Non è facile “costruire” una memoria condivisa se non è chiaro e definito il progetto per il futuro.
Ora che il popolo degli esuli con la sua storia, il peso della tragedia delle foibe, la difficile esperienza dei campi profughi, diventa oggetto di studio e considerazione, d’interesse dei media nazionali, si trova di fronte alla difficoltà di imporre un’immagine che sia fedele alla sua realtà.
Le Associazioni degli Esuli devono assumersi la responsabilità di rendere trasparente ogni iniziativa, di proporre contenuti “veri”, che possano essere sentiti ed apprezzati da tutta la popolazione, e, soprattutto gli esuli devono essere capaci di uscire dagli ambiti delle Associazioni stesse per dare nuova dimensione alle potenzialità della ricca cultura di un popolo.
“E l’atteggiamento di amministrazioni come la vostra – sensibile alle nostre richieste, ha aggiunto rivolgendosi al Comune di Firenze che ha voluto la manifestazione – non può che aiutarci a superare l’immobilità dettata dal silenzio, dall’esistenza in enclave, dall’impossibilità di comunicare con la nazione che ha caratterizzato per tanti decenni la nostra esistenza.
Insieme, si potrebbe pensare ad un tributo agli autori, all’arte, alle tradizioni, ai canti, alla gastronomia, ai dialetti e tutto quanto può completare una visione collettiva dell’Istria, Fiume e Dalmazia “percepite” attraverso la storia e la realtà delle genti di queste terre.
Solo così verrà affinata la capacità di immaginare il futuro, anche per un popolo che nella condivisione potrebbe sentirsi finalmente a “casa””.
|