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A sessant’anni dalla tragedia, sulla Foiba di Basovizza
7 maggio 2005

 

Trieste, 7 maggio 2005

A SESSANT’ANNI DALLA TRAGEDIA, SULLA FOIBA DI BASOVIZZA

Trieste ha ricordato oggi i sessant’anni dall’occupazione di Trieste a opera dei partigiani di Tito.
La commemorazione si è svolta alla Foiba di Basovizza per onorare le vittime di quegli eccidi e focalizzare i significati di un’invasione che ben poco aveva a che fare con la Liberazione. Notata la presenza dei politici e dei ragazzi delle scuole.
Quasi nulla la partecipazione dei semplici cittadini.
«Grazie all’approvazione della legge sulla Giornata del Ricordo del 10 febbraio, possiamo affermare che oggi qui con noi c’è finalmente lo Stato italiano», ha detto Paolo Sardos Albertini, presidente del Comitato per le onoranze.
Attorno alla lapide, i gonfaloni di Regione, Comune e Provincia, le bandiere delle comunità degli esuli e dei Volontari della libertà che liberarono Trieste il 30 aprile proprio poche ore prima dell’arrivo dei titini, i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma, un picchetto del Piemonte cavalleria.
Le penne nere degli alpini attorno alla bandiera, il «Va pensiero» cantato dagli ex carabinieri dopo la deposizione delle corone d’alloro.
La «Preghiera degli infoibati» scritta dall’arcivescovo Santin è stata letta dal presidente degli Ufficiali in congedo, Pasquale Gallo, Riccardo Basile presidente della Federazione grigioverde ha declamato la motivazione della medaglia d’oro conferita a Trieste.
«Non lasciamo che queste tragiche vicende cadano nell’oblìo - ha detto il vescovo Ravignani - ma non umiliamole con impossibili rivalse e mai sopiti rancori».
Sardos ha ricordato che sui delitti titini si è svolto un convegno e ha annunciato per martedì alle 18.30 a palazzo Costanzi, in piazza Piccola, l’inaugurazione della mostra sui «Quaranta giorni a sessant’anni dall’occupazione jugoslava di Trieste. Maggio 1945-maggio 2005».
«È il senso di pietà che deve ora prevalere - ha sottolineato anch’egli - e non un sentimento di rivalsa o un desiderio di vendetta».
«Ricordiamo chi è stato privato della vita solo in quanto italiano - ha sottolineato il sindaco Dipiazza - una pagina di storia era stata strappata e la si sta riscrivendo. A far conoscere la verità contribuirà anche il centro di documentazione che qui presto sorgerà. Questi lavori stanno per cominciare e si svolgeranno celermente. Il lavoro per raggiungere un traguardo di pacificazione - ha concluso il sindaco riprendendo un cruccio già espresso in Risiera il 25 aprile - non è ancora completamente nelle nostre mani».


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