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A don Marzari la "Medaglia d'oro al valor civile"
27 aprile 2004

 

Trieste, 27 aprile 2004

A DON MARZARI LA "MEDAGLIA D'ORO AL VALOR CIVILE"

Il Capo dello Stato ha consegnato al Quirinale ai familiari di don Edoardo Marzari la medaglia d'oro al valor civile. È il primo di una serie di gesti legati al cinquantesimo anniversario del ritorno di Trieste all'Italia, avvenuto il 26 ottobre del 1954 a nove anni dalla conclusione dell'ultima guerra e dopo una contrastata permanenza degli anglo-americani che impedirono la definitiva occupazione della città da parte della Jugoslavia di Tito. Edoardo Marzari è stato di certo un personaggio importante, un vero protagonista della vita triestina.
Nato a Capodistria, egli entra in seminario da adulto. Dopo l'ordinazione si dedica con totale coinvolgimento ai suoi compiti sacerdotali; particolarmente quale educatore, guida e riferimento per il mondo giovanile (quello dello scoutismo cattolico). Don Marzari è però anche un intellettuale ed un vivace ed attento giornalista: protagonista dalla fine degli anni '30 nella gestione - sovente burrascosa in quegli anni - del settimanale cattolico Vita Nuova, di cui si troverà sempre più a svolgere de facto il ruolo di direttore.
Nella primavera del 1945, egli si trova al vertice del Comitato di Liberazione Nazionale. Ma viene catturato dalle SS, e rinchiuso nel carcere del Coroneo dove sarà sottoposto a tortura - come confiderà al suo vescovo mons. Santin -. Liberato dal carcere con un colpo di mano dei Volontari della Libertà (il commando è guidato da un futuro sindaco di Trieste degli anni '70, Marcello Spaccini) è proprio don Edoardo Marzari che, il trenta aprile 1945, si trova a dare l'ordine di insurrezione, in armi, per liberare Trieste dagli occupanti tedeschi. Gli insorti costrinsero i tedeschi ad asserragliarsi in alcune roccaforti, issarono il tricolore sul Municipio e inviarono alcune staffette a sollecitare l'arrivo delle truppe anglo-americane che risalivano la costa veneta. Trieste rimase in mano ai partigiani italiani del CLN per ventiquattr'ore.
Nella notte tra il trenta aprile e il primo maggio dall'altipiano del Carso calarono delle formazioni del IX Korpus dell'esercito jugoslavo, mentre i reparti alleati si fermarono a Monfalcone.
Gli jugoslavi cominciarono ad arrestare in massa e a deportare esponenti fascisti, funzionari, carabinieri e guardie di finanza ma anche gli antifascisti italiani che, come don Marzari, potevano accreditare agli occhi degli alleati il buon diritto dell'Italia democratica nata nella Resistenza
a mantenere le sue terre orientali. Fu la tragedia delle foibe.
Gli aderenti al CLN tornarono in clandestinità fino al 12 giugno del '45, quando gli alleati, dopo quaranta giorni di terrore, costrinsero gli jugoslavi a lasciare Trieste.
Don Edoardo Marzari fu, nell'immediato dopoguerra, uno dei più ascoltati collaboratori di De Gasperi per la questione dei confini orientali, e al suo fianco partecipò alla Conferenza di pace di Parigi alla fine della quale, però, fu firmato il trattato che consegnò alla Jugoslavia, potenza vincitrice, quasi tutta l'Istria e la Dalmazia veneta.
Nella nuova situazione don Edoardo fondò l'Opera figli del popolo, aiutando soprattutto i giovani profughi dall'Istria.
La medaglia d'oro al valor civile rende merito a tanti anni di distanza alla figura e all'opera di un grande sacerdote, che unì gli ideali della chiesa a quelli della libertà.




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