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Trieste, 5 maggio 2004
MOSTRA DI DINO PREDONZANI A TRIESTE
S'inaugura a Trieste giovedì 13 maggio alle ore 18.30 alla Galleria
Cartesius (Via Carducci 10) la mostra dedicata a "Il pensiero surreale"
del pittore Dino Predonzani, che propone un importante periodo della
produzione del grande artista triestino svolta negli anni '50 e '60.
La rassegna, rimarrà visitabile fino all'8 giugno.
Nato a Capodistria nel 1914 si diplomò all'Accademia di Belle
Arti di Venezia dove, ancora studente, vinse il concorso bandito dalla
XXI Biennale Internazionale con un affresco. Nel 1942 superò
la prima fase del concorso per un affresco di duecento metri quadrati
per il Palazzo delle Corporazioni di Roma ma lo svolgimento della guerra
impedì che tale lavoro venisse realizzato. Come quasi tutti i
giovani della sua generazione Dino Predonzani dovette prendere parte
al conflitto che interruppe in maniera drammatica, e spesso tragica,
i suoi sogni e i suoi impegni. Fu prigioniero dei tedeschi e deportato
in Germania, venne internato in vari campi di concentramento. Rientrato
nel 1945 non gli fu possibile ritornare a casa sua, a Capodistria, occupata
dall'armata jugoslava e soggetta, come tutta l'Istria, all'operazione
di snazionalizzazione e di pulizia etnica. Di lui ricorda lo scrittore
Stelio Mattioni: "Lenta fu la ripresa, e forse Predonzani non sarebbe
mai riemerso dalle tenebre in cui gli eventi lo avevano precipitato
se ad aiutarlo non fosse stata l'arte."
Morì a Trieste nel 1994 dopo essere stato attivo, oltre che in
pittura, in scultura, nel disegno, nell'incisione, nella scenografia,
nell'arredamento navale, e aver preso parte, ripetutamente, alla Biennale
di Venezia, alla Quadriennale romana e ad altre importanti rassegne
internazionali e nazionali. Sue opere sono in vari musei e in grandi
collezioni private.
"Dino Predonzani, artista autentico, generoso e disinteressato
alla materialità delle cose, costituisce una delle presenze più
fulgide e al tempo stesso discrete del panorama artistico triestino
del Novecento. Attivo nella nostra città fin da giovanissimo"
scrive dell'artista, il critico Marianna Accerboni "egli fu molto
apprezzato anche in campo nazionale - come dimostrano, tra gli altri,
gli scritti di Giò Ponti, Alfonso Gatto, Dino Buzzati, Raffaele
de Grada, Antonio Trombadori e Mario Mirabella Roberti - quale convincente
e fantasioso sperimentatore di alcuni dei sentieri più ardui
ed interessanti perseguiti dalle avanguardie del secolo scorso. Fermo
restando però, nella creatività di Predonzani, un punto
di riferimento classico e coerente anche con le sue doti di eccellente
disegnatore, che all'inizio s'ispirava ai modi levigati ed eleganti
di Piero della Francesca e al suo limpido e rigoroso ordine compositivo:
un'istintiva scelta stilistica, che si rintraccia nelle opere giovanili
del pittore capodistriano, tra le quali ricordiamo il bozzetto per il
Concorso per l'affresco con cui vinse nel 1938 il primo premio alla
XXI Biennale di Venezia".
Nel dopoguerra il figurativo avrebbe lasciato spazio alla vena surreale
e metafisica e alla predilezione per De Chirico e Dalì. E proprio
a tale importante periodo della sua evoluzione linguistica, fa riferimento
questa mostra, che propone una serie di inchiostri in bianco e nero
su carta accanto ad una sequenza di oli su tela e su tavola, realizzati
da Predonzani prima del suo passaggio all'astrazione. La qualità
precipua di Predonzani è quella di saper penetrare la sostanza
della ricerca surrealista, reinterpretandola in modo autonomo, indipendente
ed originale, con raffinato ed equilibrato rigore. Ed il merito della
mostra è quello di riproporre in modo unitario ed omogeneo un
periodo dell'artista che, pur avendo prodotto molto, ebbe al suo attivo
soltanto poche personali..
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