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Trieste, 5 maggio 2004
A MUGGIA DIBATTITO SU "ESSERE ISTRIANI ED EUROPEI, OGGI"
Cade il confine, s'aprono nuove porte:
proposte di dialogo per il futuro di un popolo
"Essere istriani ed europei, oggi": Renzo Codarin, Marucci
Vascon, Alberto Scheriani, Alberto e Lino Cernaz, e altri ancora,
si sono rivisti recentemente, nei giorni in cui la Slovenia entrava
in Europa cancellando un altro confine. L'idea è nata in modo
spontaneo: e se ci incontrassimo per capire che cosa sta cambiando
per noi - esuli e rimasti - ed in che modo dobbiamo affrontare il
futuro?
Il primo appuntamento si è tenuto a Muggia, martedì
4 maggio, organizzato dall'Anvgd di Trieste che ha esteso l'invito
a tutte le persone di buona volontà che si sentono di poter
contribuire a delineare un progetto di dialogo tra le componenti di
un popolo sparso per dare un futuro alla cultura istriana, fiumana
e dalmata. Da Monfalcone, Trieste, Muggia e Capodistria sono arrivati
in tanti per far sentire la propria voce.
Due le posizioni di fondo: rassegnata, quella della generazione che
ha vissuto l'esodo da adulta, ha subìto torti ed ingiustizie
da parte di tutti i Governi, non ha visto soluzione al problema dei
beni abbandonati, attende ancora l'attuazione del diritto agli indennizzi,
non c'è stata chiarezza sui nodi della sua storia. Fiduciosa,
la seconda, delle seconde e terze generazioni che l'esodo l'hanno
sentito raccontare, dall'una e dall'altra parte, come testimonianza
dei diretti protagonisti e come amarezza di chi ha vissuto il territorio
svuotato della sua gente. Sono animati, quest'ultimi, dalla speranza
che il dialogo possa portare alla definizione di nuovi rapporti, che
si cementi un progetto culturale da tramandare ai posteri, che le
terre dei padri possano diventare un riferimento culturale, storico
e civile da vivere insieme.
Vivace il dibattito, che ha focalizzato alcuni temi di fondo: per
primo la necessità di parlare per conoscersi. "Sono nato
negli anni Sessanta - ha rilevato Alberto Scheriani di Capodistria
- la mia città non è più quella dei miei genitori,
ma ci sono il dialetto, le tradizioni, l'attività della nostra
Comunità che pochi conoscono. Dovremmo iniziare proprio facendo
conoscere meglio il nostro impegno a favore della cultura autoctona".
Per Marucci Vascon è fondamentale superare lo scoglio dell'incomunicabilità
decretata dalla storia, strumentalizzata dalla politica, e riuscire
a coinvolgere i giovani. "Oggi ci possiamo riconoscere - ha detto
- nelle comuni radici, nella comune identità. E' il momento,
inoltre, di affrontare un altro argomento, precluso per tanto tempo,
ovvero sviscerare apertamente e finalmente i perché della nostra
divisione".
Ma parlare, discutere, confrontarsi non basta: bisogna anche trovare
la strada, "i binari giusti" - è stato detto -, per
realizzare qualcosa di concreto.
"Il turismo del ritorno, con iniziative mirate - ha proposto
Marino Vocci -, oltre ad un progetto culturale ed ambientale condiviso".
Scettici sul discorso di ricomposizione - anche se profondamente innamorati
della terra istriana e pronti ad impegnarsi - si sono detti Italo
Gabrielli ed Italico Stener, ai quali Codarin risponde con quella
"speranza" nell'Europa che non nasce oggi. Ha citato la
posizione, anche all'interno dell'Anvgd, di Paolo Barbi, europeista
convinto in tempi in cui la caduta dei confini era pura utopia: c'è
una speranza e dobbiamo farla nostra, è stato detto, soprattutto
per tramandare ai nostri figli un messaggio forte di cultura istriana
ed un segno che sia presente e riconoscibile anche sul territorio.
In questo progetto culturale - ha aggiunto Mariella Zorzet - bisogna
rivalutare i principi civili, umani e morali che da sempre hanno contraddistinto
il nostro popolo, e nei quali tutti ci riconosciamo: il rispetto del
lavoro e della proprietà, la volontà di costruire, la
caparbietà nel raggiungimento delle mete.
"Si potrebbe iniziare - sottolineano Scropetta e Cernaz - disciplinando
le messe per la Semedella che ora sono ben quattro, come i punti cardinali
dai quali provengono i fedeli".
Altri interventi ancora di Colombo e Velan hanno messo in
luce le difficoltà di una realtà di confine
che, nella prospettiva di una graduale scomparsa della frontiera,
deve necessariamente essere reinventata. Prevale la volontà
del dialogo e dell'incontro che intende proseguire, nelle
prossime settimane, con altri appuntamenti, sempre a Muggia
- perché geograficamente già Istria - per avviare
un progetto organico, forse la creazione di una Fondazione
che funga da tramite tra le diverse realtà geografiche,
con iniziative culturali senza confini né politici
né psicologici, nel pieno rispetto della travagliata
storia di un popolo che vuole continuare ad esistere forte
della sua cultura, usi, costumi e tradizioni, dovunque esso
sia.
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