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Trieste, 20 maggio 2004
ATTI 5: "INNI E CANTI DELLE GENTI DELL'ISTRIA, FIUME E DALMAZIA"
E' stato presentato nei
giorni scorsi a Rovigno, il volume 5 della collana degli Atti - Extra
Serie - del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno. S'intitola "Inni
e Canti delle genti dell'Istria, Fiume e Dalmazia" di Antonio Pauletich,
realizzato con la collaborazione di Giuseppe Radole, Gianpietro Devescovi
e Vlado Benussi ed edito da Unione Italiana - Fiume e Università
Popolare di Trieste.
Non si è trattato di un compito semplice, è stato ribadito
durante l'incontro. L'appartenenza nazionale - infatti - non si esaurisce
in un semplice fatto linguistico, ma si rivela soprattutto nella capacità
di interpretare e di estrinsecare la vita in maniera inconfondibile, condizionata
da una particolare "forma mentis" e dalle sollecitazioni di
un retaggio tradizionale, "per cui il nostro apporto culturale -
ha detto nel suo intervento il direttore del CRS, Giovanni Radossi - può
essere considerato marginale soltanto da un punto di vista geografico,
visto che il mondo contemporaneo ha superato le difficoltà delle
aree periferiche, e l'apporto culturale è e rimane un aspetto specifico
della più vasta cultura della Nazione madre, da ciò ne deriva
che è imperativo conservare la lingua, ma è altrettanto
vitale tutelare e tramandare il culto delle tradizioni e del nostro genio
nazionale, intesi quali fattori essenziali a garantire la continuità
della nostra presenza in quest'area".
Il CRS ha avuto già modo di pubblicare opere di riferimento al
patrimonio musicale degli italiani dell'Adriatico orientale come "Il
teatro musicale di Antonio Smareglia" - di Edoardo Perpich (1990),
"Nel giorno dell'inaugurazione del monumento a Giuseppe Tartini"
- di autori vari (1992) e
"Antiche musiche sacre e profane di Dignano d'Istria" - di Luigi
Donorà (1997), oltre ad una ventina di saggi e ricerche di argomento
musicale pubblicati nei trentadue valumi degli ATTI, di cui gli autori
sono Ivano Cavallini, Roberto Starec, Ennio Stipcevic, Libero Benussi,
Giuseppe Radole, Mirella Malusà e David Di Paolo Paulovich.
Don Giuseppe Radole, sacerdote a Trieste, ha voluto fare una premessa
per ricordare il canonico di Barbana, suo illustre compaesano, Pietro
Stancovich, perché fu questi il primo a includere tra gli "Illustri"
pure due musicisti, Andrea Antico da Montona e Giuseppe Tartini, più
tardi pure Giacomo Moderno di Pinguente tra i compositori e stampatori
della prima metà del 1500, raccontando nei particolari le loro
opere, per un elaborato riferimento poi ai canti di tradizione popolare
raccolti da Antonio Ive di Rovigno.
Ha ricordato inoltre che il Governo di Vienna, in occasione della Prima
Esposizione Universale di Londra del 1851, propose allo Stancovich di
presentare una serie di canti popolari, con testo e musica, delle diverse
stirpi dell'Impero, cosa che Stancovich rifiutò, scrivendo di non
ritenere "Degno di occuparsi di simili bagatelle", un vero peccato
perché si sarebbe avuta già allora l'opportunità
di registrare detti canti popolari e satira popolare, di riferimento all'identità
e alle particolarità di molte comunità.
Il prof. Antonio Pauletich, ha voluto ripercorrere a grandi linee la situazione
dalla seconda metà del 1800 alla prima metà del 1900, con
riferimenti all'istruzione pubblica, sia di carattere generale che musicale,
ricordando il grande momento delle bande cittadine di Parenzo e Rovigno,
il fatto che ogni città avesse il suo "Inno" particolare,
non soltanto ad opera di musicisti minori, ma ad opera di grandi nomi
quali furono Smareglia, Giovannini, Leoncavallo, Dallapiccola. Dei minori
ricorda il compositore Giorgieri, i maestri Bucavetz, Banch, Achille La
Guardia, padre del sindaco di New York, Fiorello, e tanti altri ancora...
Al recupero dei canti ecclesiali, hanno contribuito il coro dell'Oratorio
di Rovigno, guidato dalla signora Carmen Staver e il Coro Fedeli fiumani.
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