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Trieste, 8 luglio 2004
LETTERA DELLA "MAILING LIST HISTRIA" AL PARLAMENTO ITALIANO
La
"Mailing List HISTRIA", gruppo di discussione apartitico nato
su Internet nell'anno 2000 con lo scopo di salvaguardare, diffondere e
valorizzare il patrimonio storico e lo specifico culturale istriano, fiumano
e dalmata di carattere italiano, ha inviato una lettera al Parlamento
italiano ed in particolare ai Presidenti di Camera e Senato, Casini e
Pera, per richiamare l'attenzione sulla "grave discriminazione"
che la Croazia pare voler perpetrare nei confronti della minoranza italiana,
nonché degli esuli d'Istria, Fiume, Dalmazia, Quarnero e dei loro
discendenti, che hanno per questo sottoscritto la lettera.
"La ratifica del patto di stabilizzazione con la Croazia, tappa fondamentale
per l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, è al primo punto
dell'ordine del giorno nella seduta della Camera di martedì 6 luglio
2004", ricorda l'Associazione nella lettera.
"Quali Esuli dall'Istria, Fiume, Dalmazia, Quarnero, e loro discendenti,
nel mentre ci congratuliamo per il prossimo ingresso della Croazia nell'UE,
vogliamo denunciare la grave discriminazione che la Croazia pare intendere
perpetrare nei nostri confronti".
"Dalla stampa apprendiamo che la Croazia, che pur sta adeguando le
proprie leggi alle politiche comunitarie in materia di minoranze e sta
giustamente favorendo il rientro e la restituzione dei beni agli esuli
serbi del conflitto del 1995, intende continuare a negare gli stessi legittimi
diritti a noi, popolazione di lingua e sentimenti italiani, costretti
all'esodo dalle nostre Terre, cedute poi alla Jugoslavia, durante e a
seguito gli eventi della seconda guerra mondiale", denuncia la "Mailing
List".
Cavalcando il motto "pacta sunt servanda", la Croazia intende
estromettere noi giuliano-dalmati dai benefici della legge croata sulla
denazionalizzazione (Legge pubblicata nella G.U. Croata del 5 luglio 2002)".
Si tratta, spiegano i firmatari della lettera, dei patti che "dal
1947 in poi negarono, a noi giuliano-dalmati, il sacrosanto principio
di autodeterminazione di un popolo. La Croazia chiede che questi Patti
vengano rispettati. Perché - si chiedono - la Croazia dimentica,
allora, che la Jugoslavia per prima violò il Trattato di Pace di
Parigi del 1947 anzi, che già nel 1945, senza averne alcun diritto,
avviò confische, nazionalizzazioni, appropriazioni indebite? Perchè
il rispetto deve essere unilaterale?".
"Costretti all'esilio negli anni in cui in Jugoslavia si scatenavano
il terrore, la violenza, l'epurazione nei confronti di chi non voleva
sottostare al costituendo regime totalitario comunista di Tito, noi -
ricordano i firmatari - ci rifugiammo nella nostra Madrepatria democratica,
in quanto italiani di nascita e/o di diritto. Da allora tra Jugoslavia
e Italia iniziò una politica di accordi bilaterali, sottoscritti
senza che fosse richiesto il nostro parere, e che, peraltro non sempre
vennero rispettati dalla Jugoslavia ed a tutt'oggi non sono completamente
onorati dalla Croazia".
"Il nostro silenzio - prosegue la denuncia - fu imposto da questioni
legate a equilibri internazionali che mettevano sempre in secondo piano
il nostro Esodo e le sue conseguenze.
Ma oggi, che la Croazia aspira ad entrare nell'Unione Europea, chiediamo
all'Italia, alla Croazia e all'Unione Europea, che la Croazia si impegni
a rispettare anche noi, popolazione autoctona in esilio da circa sessant'anni,
e ci garantisca parità di diritti rispetto agli altri cittadini
europei e alle altre minoranze, ivi compresa - ove possibile - la restituzioni
dei nostri beni che ci furono tolti con la violenza, anche fisica, e con
atti d'imperio, ampiamente illustrati durante le discussioni parlamentari
della Legge 30 marzo 2004, n.92, Giorno del Ricordo".
La "Mailing List HISTRIA" e gli esuli aderenti all'appello colgono,
dunque, l'occasione per "invitare le forze politiche italiane, croate
e comunitarie, nonché i rappresentanti dei media, a far visita
e conoscere anche noi esuli e discendenti giuliano-dalmati, le nostre
Comunità, i nostri Istituti di Cultura e le nostre Associazioni
in Italia e nel Mondo, come già si sta giustamente facendo con
le minoranze espulse dalla Croazia nei più recenti anni '90".
Perché, concludono, "è solo attraverso la ripresa di
un dialogo civile che si costruisce la nuova Europa".
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